Diabete e obesità: in che modo lo zucchero influisce?

Lo zucchero è anche più dannoso di quanto pensassimo?

Pare che potrebbe essere proprio così; lo zucchero potrebbe essere una causa concreta del diffondersi di due delle “malattie del benessere”, il diabete e l’obesità.
Sappiamo tutti che lo zucchero, apportando una quantità molto considerevole di calorie in rapporto al proprio volume, può contribuire con facilità all’aumento di peso, e quindi in prospettiva all’obesità.
Ma un recente articolo di Gary Taubes, del Nutrition Science Initiative che ha sede a San Diego, negli USA, pubblicato su The BMJ, ipotizza che possa esserci un legame anche più diretto tra lo zucchero e queste serie patologie.

Il saccarosio

Il comune zucchero da cucina, che al giorno d’oggi troviamo addizionato anche ad alimenti dove non ce lo aspetteremmo (per esempio, nel pane di produzione industriale), è il saccarosio. Una sua caratteristica nutrizionale significativa – ma potrebbe essere un’arma a doppio taglio – è che viene assorbito facilmente. Il dottor Taubes sottolinea però che il saccarosio viene metabolizzato dal nostro corpo in modo diverso a quello in cui vengono affrontati altri alimenti contenenti molti carboidrati. In minor misura lo stesso si potrebbe dire del fruttosio.

Una causa diretta?

L’articolo, dal titolo: “E se lo zucchero fosse peggio che calorie vuote?” presenta questa preoccupante ipotesi. Finora abbiamo ritenuto, comprensibilmente, che lo zucchero fosse tra le cause di patologie come l’iperglicemia, l’obesità, i problemi diabetici di tipo 2, danni cardiovascolari, e altro ancora, principalmente a causa del suo sproporzionatamente alto apporto calorico. Ma se invece, con meccanismi metabolici che forse ancora non comprendiamo pienamente, ci fosse una correlazione diretta di causa ed effetto? Se gli effetti negativi dello zucchero, specialmente per queste due malattie, non fossero strettamente e necessariamente legati al suo contenuto di calorie?

Vere e proprie epidemie

L’articolo analizza dati storici che spaziano su un lungo periodo della ricerca scientifica negli Stati Uniti, e giunge alla conclusione che per quanto riguarda l’obesità e le patologie diabetiche di tipo 2, a partire dalla fine del 1800 si potrebbe parlare di una dimensione epidemica. I medici di allora, ricorda Taubes, ipotizzavano che in precedenza i diabetici di tipo 2 non venissero correttamente individuati e diagnosticati. E se invece il problema fosse la crescita esponenziale del benessere generale, cui andava di pari passo un radicale cambiamento nella dieta di quasi tutta la popolazione?

Un disastro al rallentatore

Peraltro nel 2016 la direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute, la dott. Margaret Chan, ha lanciato un allarme veramente angosciato: ha affermato che l’aumento dell’obesità in tutto il mondo costituisce un “disastro al rallentatore”. Anche in paesi nei quali tuttora, o fino a pochi anni fa, semmai il problema erano le carenze nutritive, aumenta esponenzialmente il numero di persone sovrappeso od obese. La dottoressa Chan, inutile aggiungerlo, ha collegato al problema del peso la solita serie di patologie come il diabete, le malattie cardiache, eccetera.
E se la causa di questo aumento di peso non fossero solo le mere calorie?

Un principio di cautela

L’articolo di Taubes non giunge a conclusioni scientificamente dimostrate. Anzi, invoca la necessità di maggiori ricerche, a livello globale, in merito a questo problema.
Ma nel frattempo l’autore raccomanda di andarci piano, il più piano possibile. Certo, è vero che tutte le organizzazioni che si occupano di salute consigliano dei limiti abbastanza stretti sul consumo di zucchero. Però non si può dire se, per chi è già affetto da questi problemi, o ha una tendenza a svilupparli (anche per cause ereditarie), quei limiti non siano già troppo alti.
Perciò:

  • Consumiamo meno saccarosio possibile,
  • riduciamo anche gli altri zuccheri,
  • facciamo attenzione allo zucchero “nascosto” negli alimenti pronti che acquistiamo,
  • e teniamoci sempre informati.

In questo modo applicheremo un principio di cautela che, quando si tratta della nostra salute, non è mai troppa… e inoltre ridurremo l’introito generale di calorie, che non guasta!

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